Viaggio tra i Sicani, Sicani e Sicani.

    GENTE,  TERRITORI  E  FIUMI. 

Benvenuti nell’Ultima Sicilia. Un viaggio alla scoperta di un territorio sconosciuto, lontano dagli stereotipi di un turismo patinato. Un tour fatto di passeggiate lungo i sentieri usati dagli stessi pastori del luogo. Un’esperienza a contatto con una Sicilia inviolata, quella dell’area dei Monti Sicani e della Valle del Platani, fatta di un’economia rurale e proprio per questo priva di mistificazioni. Gente autentica che aprirà le porte di casa propria, per accogliere i visitatori davanti a tavole imbandite, proprio come quando si invitano a casa amici o parenti.

Dalla costa agrigentina si va dentro per poco, solo 30 km, appena un’ora d’auto perché cambi lo scenario.

Siamo in area fiume Platani, qui tutto scorre lento: la strada, i corsi d’acqua, le greggi, i vecchi in piazza. Tutto qui va più lento, quasi per paura di allontanarsi troppo da un passato ancora troppo presente.

Sant’Angelo Muxaro è uno dei paesini che spunta all’improvviso tra colli, valli e curve. Un paesino di appena 1000 anime. Quale migliore porta del comprensorio se è vero che qui era Kamikos, capitale del regno Sicano del Re Kokalos. Una visita al MuSam, museo archeologico, per conoscere storia, miti e leggende del primo popolo che ha abitato la Sicilia e poi giù tra i sentieri dell’area archeologica. Tra trazzere e tombe scavate nei gessi si giunge alla base dell’omonimo colle. Terra di fenomeni carsici anche questa e la più spettacolare rappresentazione è nella Grotta Ciavuli: una cavità che attraversa tutta la collina dell’abitato per 1200 m. Altre ve ne sono sparse qua e là in tutto il territorio santangelese. Si ritorna in area archeologica con numerose tombe a Tholos di diverse dimensioni, è qui che sono stati ritrovati i tesori oggi custoditi nel museo santangelese e in altri musei italiani e stranieri. La visita al paesino va completata con un giretto tra le viuzze per scoprirne scorci, storie e personaggi. Un’accoglienza unica che ha fatto diventare, negli anni Sant’Angelo Muxaro una sorta di modello di riferimento per il turismo relazionale.

Attraversando il Fiume Platani, tra trazzere e stradine di campagna, si arriva nel territorio di Casteltermini, dove si può degustare un ottimo vino. Produzioni lontane dalle grandi etichette, ma di qualità eccelsa. Piccole aziende a conduzione familiare coltivano le loro vigne e alla bontà del vino si aggiungono il valore della semplicità e le storie di una quotidianità davvero sui generis, tutta da raccontare.

Sempre da quel lato del Platani, arriviamo a San Biagio Platani, piccola comunità artigiana, famosa per una delle più spettacolari feste di Pasqua della Sicilia: Gli Archi di Pasqua: un decoro di circa 300 mt che viene collocato sulla Piazza Umberto dal giorno di Pasqua e per circa 50 giorni a seguire. Colonne di canne di fiume, mosaici di cereali, quadri di pane e lampadari di pasta e cereali. Un’esaltazione di colori e forme come poche se ne trovano in giro. Nei periodi diversi dalla festa è al Museo degli Archi di Pasqua che potete farvi un’idea della maestosità di questo evento. Prima di andar via, rendete la giornata magica chiedendo di incontrare l’uomo che sussurra alle piante che vi guiderà’ in una passeggiata sensoriale tra  i sentieri del suo sapere.

Direzione nord, altro fiume da attraversare, il Turvoli: piccolo affluente del Platani che solca un territorio incontaminato e vergine, dove solo le campane delle greggi si possono permettere di rompere un silenzio assordante. Salendo per tornanti e colli, tra mandorli e ulivi si attraversa Alessandria della Rocca, crocevia naturale tra i Monti Sicani e Valle del Platani. Continuiamo il nostro percorso lungo la Valle e dopo pochi chilometri ci troviamo a Cianciana, da un po’ di anni meta di inglesi che hanno scelto di comprare casa per rifugiarsi in un paesello quasi anonimo a metà tra il mare e la montagna , il tutto in Sicilia. Una passeggiata naturalistica degna di nota nell’area forestale del Monte Cavallo, lì domina il fiume Platani e con lo sguardo lo si può accompagnare sino alla foce.

Qui, seguire i corsi d’acqua a ritroso sarebbe già un itinerario, perciò risaliamo verso i monti. Altro fiume, il Magazzolo: eccoci a Bivona. È suggestivo il cammino dei mulini che dal paese scende giù alla Diga Castello. In passato erano i mulini la forza di questo territorio davvero fertile, che da sempre produce una pesca profumatissima: la Pesca DOP Bivona. Un frutto estivo, si raccoglie in estate, ma tutto l’anno se ne possono gustare i derivati dalla lavorazione: pesche sciroppate, marmellate, gelati ecc.

Pochi chilometri ancora più su e si etra nei tempi del formaggio: Santo Stefano Quisquina, Cammarata e San Giovanni Gemini. È qui che vengono prodotti i formaggi pluri-premiati di Sicilia. Pecorino, Tuma Persa, Fiore Sicano ecc… insomma un orgasmo per il palato dei buongustai. Anche le carni da queste parti sono una bontà, protette e facilmente identificabili grazie al marchio Carni dei Monti Sicani. Siamo dentro la Riserva Monte Cammarata, itinerari unici per perdersi nei meandri di una natura intatta e genuina, dove pure una congrega di frati cappuccini scelse di vivere sino a qualche decennio fa in quello che oggi è l’eremo di Santa Rosalia. Costruito a ridosso della grotta, si racconta la Santuzza si sia rifugiata per sfuggire ad un matrimonio che il padre le aveva imposto. Anche qui altro personaggio da non perdere: il pastore scultore. Fatti guidare sui sentieri delle sue creazioni artistiche sino al Teatro di Andromeda.

Eccoci sulla Corleonese-Agrigentina, passiamo il confine tra le due provincie. Siamo veramente nel cuore dell’Ultima Sicilia, la più sconosciuta e perciò la più vera. Caratteristico per la sua posizione, Prizzi è uno dei comuni più alti di Sicilia. È come se un cumulo di casette fossero piovute giù dal cielo e avessero coperto quel cucuzzolo che lo erge imponente quasi a toccare le nuvole. Anche qui molto da sapere, vedere e scoprire. Il museo Archeologico è un ottima porta d’ingresso del sapere di questo luogo. Se sei tra le stradine il giorno di Pasqua, non ti “scantari” se due personaggi con delle mostruose maschere rosse e gialle ti saltano addosso: è il tradizionale Ballo dei Diavoli di Prizzi.

Poco a valle altro fiume e altre sorprese: il Sosio. Provate ad immaginarla questa Ultima Sicilia così verde: una Terra che non finisce mai, veramente un continente. Chiese in lontananza, valli, curve e tornanti, sei nella Piazza di “Nuovo Cinema Paradiso”. Sei a Palazzo Adriano, meta di viaggiatori e non di semplici turisti, perché questa è una Sicilia per pochi. “La Piazza è mia! La Piazza è mia!”, andava urlando uno degli attori di quella pellicola. Se ti fermi alla fontana ottagonale, al centro di quella Piazza, ti senti quasi una comparsa del film di Tornatore. I visitatori del Borgo antico di Palazzo Adriano desiderano portare a casa una loro foto nel set naturale del film Oscar e raccontare di essere stati al paese di “Nuovo Cinema Paradiso”. Ma sarebbe un grave errore ricordare questo borgo solo per quello. Qui ogni sasso ha una storia che va ben oltre il Film di Tornatore. Qui alla prima domenica di agosto da qualche secolo si sale sul Monte delle Rose a 1400 mt e con lo sguardo verso l’Albania si intona una canzone nostalgica verso la madre patria. Palazzo Adriano è infatti uno dei paesi dell’Eparchia di Piana degli Albanesi che ancora conserva tradizioni e riti della cultura Arbëreshë.

Il fiume Sosio nasce da queste parti ma continua il suo percorso ancora più giù, sino a sfociare nella costa agrigentina; lì, poco prima di diventare Mediterraneo, prende il nome di Verdura, dalla contrada che attraversa. La strada segue una curva panoramica con fiume a sinistra. Si passa per Bisaquino famosa per l’orologiaio Scibetta che ha messo le lancette a chissà quanti orologi di piazza e martelli a chissà quante campane dell’ora e del quarto. Proprio lì al centro si trova un museo della famiglia Scibetta.

Entrate dentro Chiusa Sclafani e tra una chiesa e l’altra, chiedete del “mago dei cannoli”, si dice siano tra i migliori cannoli di ricotta in Sicilia. Terra di ciliegie questa, mica solo di arance.

Scendiamo in direzione mare. Torniamo in provincia di Agrigento: Lucca Sicula, Villafranca e Burgio: questa è la Terra dell’Olio ma anche di una ceramica particolarissima per tecniche di produzione e stili di decoro ancora ancorati alla tradizione locale arcaica. È esattamente qui che il Sosio cambia nome in Verdura, ma prima di farlo si adagia nel suo letto quasi volersi mostrare in tutta la sua bellezza dando modo di farsi toccare camminandoci dentro, con l’acqua sin sulle ginocchia per 4 km circa, oppure anche a cavallo. Dopo di qui poco più a valle diventa fiume Verdura sino a perdersi nel Mediterraneo.
   

    

  
 

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